 | In origine Castelfalfi fu un insediamento longobardo iniziato con Walfredo figlio di Ratgauso capostipite della famiglia Della Gherardesca, che nel 475 cita Castelfalfi in occasione di una donazione alla badia di Monteverdi. Il nome deriva infatti dal longobardo Castrum Faolfi. Nel 1139 Ranieri per cento lire passò la sua parte del castello al vescovo di Volterra. Nel 1230 Castelfalfi si sottomise a San Miniato ed entrò a far parte del suo contado insieme a Tonda, Vignale e Camporena. Fu poi fra le ultime comunità ad arrendersi a Firenze. Nel 1200 il piviere di Castelfalfi aveva ben 13 chiese suffraganee: Impignano, Paterno, S. Mastiola, Vignale, Monti, Camporena, Piaggia, Collelungo, Tonda, Suvera, Cedri, SS. Annunziata, S. Maria Assunta e inoltre l' Ospedale Santa Croce di Tonda. Nel 1383 aveva 65 fuochi con oltre 200 abitanti; nel 1551 i castelfalfini erano 315 e il massimo della espansione demografica forse si ha nel 1839 con ben 476 abitanti. Nel 1475 dallo sposo di Costanza de' Medici. Subì successive modifiche e fu saccheggiato e incendiato nel 1554 dalle milizie di Piero Strozzi al tempo della guerra tra Firenze e Siena. Oggi è una vasta azienda agraria con 1200 ettari di terreno, una trentina di case coloniche abbandonate e un borgo annesso al castello con una villa e un bel parco. La tenuta è interessata da un progetto di sviluppo in senso turistico grazie anche alla presenza di un campo da golf 18 buche. Interessante da vedere la chiesa di San Floriano, bella costruzione in pietre squadrate di stile romanico. | 
| Volterra è una città d'arte che, come poche altre, può documentare con i suoi monumenti tremila anni di storia. Non si sorprenda pertanto il gradito ospite se avrà l'occasione di ammirare ben tre musei, visitabili con un biglietto unico tutti i giorni dell'anno (Capodanno e Natale esclusi).
Museo Etrusco Guarnacci La suggestiva modernità delle forme allungate dell'Ombra della sera e lo sguardo inquietante dei due anziani coniugi raffigurati sull'Urna degli sposi invitano imperiosi a visitare il museo. La raccolta più ampia e importante (quella etrusca), è affiancata dalla sezione preistorica e romana che le fanno da coronamento. Nel museo sono presenti oltre 600 urne cinerarie in alabastro, tufo e terracotta, nonché una ricca collezione di numismatica, ceramiche, oreficeria, sculture, utensili, idoli e bronzetti. Una raccolta di grande pregio che dà un'idea precisa dell'importanza di Volterra, l'antica Velathri, nel periodo etrusco e testimonia la sua cultura millenaria.
Pinacoteca e Museo Civico La Pinacoteca di Volterra è ospitata dal 1982 nelle sale del Palazzo Minucci Solaini, esempio notevole di palazzo tardo-quattrocentesco.Tra le opere segnaliamo, oltre alla celebre e grandiosa tavola della Deposizione del Rosso Fiorentino, che da sola vale una visita, i polittici di Taddeo di Bartolo, e di Cenni di Francesco, la Pietà di Francesco Neri da Volterra, due sculture lignee di Francesco Valdambrino, la pala del Cristo in Gloria di Domenico Ghirlandaio, la Sacra Conversazione e l'Annunciazione di Luca Signorelli. A completare la collezione un cospicuo numero di sculture e ceramiche medievali, un medagliere e una raccolta numismatica di rilevante interesse.
Museo d'arte Sacra L'esposizione presenta opere provenienti dalla Cattedrale e da chiese della Diocesi: dipinti, sculture, paramenti e oggetti di culto. Di grande interesse le sette formelle in marmo del trecento raffiguranti le vite dei Santi Vittore e Ottaviano. Tra i dipinti emergono la pala di Ulignano di Daniele Ricciarelli e la pala di Villamagna del Rosso Fiorentino. Infine l'importante collezione di reliquiari e un ciborio cinquecentesco in alabastro.
Manifestazioni Culturali Concentrate durante il periodo estivo le manifestazioni culturali sono particolarmente allettanti. Innanzitutto il festival teatrale VolterraTeatro, in luglio, i concerti di musica classica e moderna e il Festival dei gruppi corali. Tra le manifestazioni folcloristiche a Volterra l'Astiludio, rievocazione storica di un torneo tra sbandieratori, e il Palio delle Contrade a Pomarance. Appuntamenti questi che, uniti a numerose mostre d'arte, garantiscono una vacanza ricca di stimolanti occasioni di incontro culturale. | 
| San Gimignano si erge con il profilo delle sue torri, su di un colle (m.334) a dominio della Val d’Elsa. Sede di un piccolo villaggio etrusco del periodo ellenistico (III-II sec. a.C.) inziò la sua storia intorno al X secolo prendendo il nome del Santo Vescovo di Modena: San Gimignano, che avrebbe salvato il borgo dalle orde barbariche. Ebbe grande sviluppo durante il Medioevo grazie alla via Francigena che lo attraversava. Tant’è che San Gimignano ebbe una straordinaria fioritura di opere d’arte che adornarono chiese e conventi. Nel 1199 divenne libero comune, combattè contro i Vescovi di Volterra ed i comuni limitrofi, patì lotte intestine dividendosi in due fazioni al seguito degli Ardinghelli (guelfi) e dei Salvucci (ghibellini). L’otto maggio 1300 ospitò Dante Alighieri, ambaciatore della lega guelfa in Toscana. La terribile peste del 1348 ed il successivo spopolamento gettarono San Gimignano in una grave crisi. La cittadina dovette perciò sottomettersi a Firenze. Dal degrado e abbandono dei secoli successivi si uscì soltanto quando si cominciò a riscoprire la bellezza della città, la sua importanza culturale e l’originaria identità agricola. | 
| Il nome di Certaldo deriva o dal latino Cerrus Altus o dal germanico Cerrus Aldo. In entrambi i casi significa altura ricoperta di cerri.La nascita del Castello di Certaldo fu favorita dall'avere intorno zone fertili e dal trovarsi sul tracciato della via Francigena nuova. Gli scavi archeologici hanno dimostrato la sua importanza nel periodo etrusco-ellenistico ed alto-medievale. Nel lontano 1164 Federico Barbarossa concesse ai Conti Alberti il territorio di Certaldo. Nel 1184 i fiorentini, spinti dalla loro tendenza egemonica, imprigionarono Alberto degli Alberti e la sua famiglia nel Castello di Bargazza. Il Conte fu costretto a giurare fedeltà a Firenze ed a far abbattere le torri di Certaldo. Queste torri, oltre ad essere un mezzo di difesa, erano il simbolo della nobiltà e della grandezza della famiglia. Nel 1198 Firenze sottomise definitivamente Certaldo, che nel 1260 prese parte alla battaglia di Montaperti insieme alle forze guelfe fiorentine. In seguito, i vittoriosi ghibellini danneggiarono buona parte del Castello, a cui, nel 1293, i Priori di Firenze imposero anche delle tasse. Morì così l'autonomia di Certaldo, che d'ora innanzi vivrà nel riflesso le vicende di Firenze. Nel 1415 Certaldo ottenne una notevole importanza politica, giudiziaria e amministrativa, divenne infatti sede del Vicariato che comprendeva le Podesterie di molti paesi vicini. Durante il periodo Repubblicano e Mediceo, fu il centro politico e giudiziario più importante della Valdelsa. L'economia prosperava: ricche famiglie fiorentine investirono notevoli capitali per migliorare le colture e per costruire grandiosi edifici. Si affermarono la mezzadria e la villa-fattoria. Nel 1479 Certaldo fu assaltata e saccheggiata dalle truppe del Papa e del Re di Napoli che, insieme a Siena, erano in guerra con Firenze. Tra il 1553 e 1555 furono causati ulteriori danni durante la guerra in cui Firenze riuscì ad assoggettare Siena. Nel 1737 i Lorena subentrarono alla dinastia dei Medici. Il Vicariato di Certaldo perse alcune podesterie e, conseguentemente, diminuì la sua importanza. Nel 1784 venne soppresso il Vicariato, e Certaldo fu aggregata alla podesteria di Castelfiorentino, che dipendeva dal Tribunale di San Miniato. A metà del 1800 sia il Municipio che la Propositura di San Tommaso furono trasferite in nuove sedi costruite nel paese nuovo in piano. Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, grazie anche alla costruzione della ferrovia Empoli-Siena, venne dato un ulteriore incremento all'economia del paese. Nel secondo dopoguerra l'industrializzazione s'intensificò. Gran parte dei mezzadri abbandonò il lavoro dei campi per la fabbrica. Nel '70 cominciarono ad arrivare molti immigrati dal sud dell'Italia a causa dell'espansione industriale. Quest'immigrazione, assieme a quella degli extracomunitari, continua ancor oggi, e molti svizzeri, tedeschi e olandesi scelgono il territorio certaldese come meta turistica. Continua quindi la vocazione e la tradizione storica di Certaldo e la Valdelsa come terra di transito e luogo privilegiato per vivere e lavorare. | 
| Montaione, adagiato su una collina nel cuore della campagna toscana in provincia di Firenze a circa 373 mt sul livello del mare, è circondato dal paesaggio della Valdelsa, percorso da vigneti, oliveti e filari di cipressi, caratterizzato da vaste aree boschive, che costituiscono gran parte del territorio comunale per un'estensione di circa 10490 ettari. Montaione, le cui origini risalgono al periodo medievale, è un paese di circa 3.500 abitanti e offre oggi qualunque tipo di servizio utile alla vostra vacanza, dalle banche ai supermercati, uffici postali e turistici, servizio bus, negozi tipici e ristoranti caratteristici. Considerata la strategica posizione geografica, Montaione si trova ad una media di 50 Km dalle più famose città d'arte della Toscana come Firenze, Siena, Pisa e Lucca, senza considerare che San Gimignano e Volterra sono raggiungibili in auto in circa 30 minuti. In questo modo, chi è in vacanza, è in grado di visitare queste città con gite giornaliere, approfittando del soggiorno nella vastità di strutture ricettive della zona come le case per vacanza, agriturismo, bed & breakfast e alberghi, dove alla sera è possibile rilassarsi e riposarsi in piscina o cenare in uno dei ristoranti tipici della zona. Montaione, la cui economia è stata fino a poco tempo fa quella agricola, riscopre oggi una 'seconda giovinezza' con l'avvento del Turismo Verde legato alle tradizioni culturali e alimentari, e alla riscoperta di quei valori genuini soffocati dall'industrializzazione dell'ultimo ventennio. Sono molti nella zona i vigneti Chianti DOG e DOCG, insieme a Oliveti per la produzione di Olio Extra vergine di Oliva, che oltre ad essere una caratteristica della campagna toscana, sono tenuti come dei giardini da attenti e scrupolosi 'operatori agricoli'. E' possibile infatti degustare questi prodotti direttamente nelle numerose fattorie della zona, nonchè durante le fiere e mercatini organizzati nel centro storico durante la stagione turistica. |  | L'appellativo "Castelfiorentino" è documentato nel 1149, quando il castello è sotto la giurisdizione del vescovo di Firenze: l'enfasi sulla fiorentinità si deve alla posizione di frontiera. Invano le pretese feudali dei conti Alberti furono avallate dal Barbarossa (1164) e da Ottone IV (1210): a Castelfiorentino, nel 1197, si dettero convegno nella pieve di Sant'Ippolito i guelfi di Firenze, Lucca, Siena, San Miniato e Volterra per contrastare la minaccia sveva. La comunità ambiva all'autonomia: i presuli fiorentini arrivarono sino alla scomunica, nel 1218, ma Castelfiorentino ebbe il proprio podestà nel 1252. Coinvolta nello scontro fra Firenze e Siena, culminato nella disfatta guelfa a Montaperti (1260), vi fu ratificata la pace fra Firenze e Siena. Verso la metà del XIII secolo il castello si pose sotto la tutela di Firenze, e fu sede dell'incontro fra Carlo VIII d'Angiò e Savonarola. A causa del legame con Firenze, il borgo fu oggetto di scorrerie: si ricordano i passaggi degli spagnoli (1529-1531) e le traversie al tempo della guerra di Siena (1555-57), nonchè, oltre due secoli dopo, le violenze delle truppe della Repubblica Cisalpina (1799). Sull'alberata Piazza Gramsci si affaccia il Teatro del Popolo, unico teatro ottocentesco rimasto in Valdelsa, inaugurato nel 1867 con l'opera "Norma" di Bellini. Non lontano si trova la Chiesa di S. Francesco, notevole esempio di architettura francescana del XIII secolo, con l'alta facciata in cotto adorna di antichi stemmi delle famiglie locali. Nelle vicinanze sorge il Santuario di Santa Verdiana interamente rifatto al principio del '700, su disegno di Giovan Battista Foggini, sul luogo dell'antica pieve di Sant'Antonio ove la santa si ritirò in eremitaggio per 34 anni, fino alla sua morte annunciata dalle campane che suonarono da sole. Il complesso costituisce un esempio unitario di architettura e di decorazione fiorentina barocca, con la facciata di Bernardo Fallani (1771) e gli affreschi (1708-1717) di un gruppo di artisti fiorentini che riconosceva come caposcuola Giovanni Camillo Sagrestani. Suggestiva la cella dove è sepolta la santa. L'annessa Pinacoteca, oltre a preziosi codici miniati, raccoglie dipinti di artisti quali Taddeo Gaddi, Taddeo di Bartolo e Francesco Granacci. In via Tilli, presso il Centro Culturale Comunale si trovano la Biblioteca Vallesiana e la Raccolta Comunale d'Arte, con affreschi staccati e sinopie di Benozzo Gozzoli e aiuti provenienti dalla cappella della Madonna della Tosse (presso Castelnuovo d'Elsa), con "Storie della Vergine e di Cristo" (1484), e dal tabernacolo della "Visitazione" (1490). I due grandi tabernacoli viari, entrambi commissionati da Ser Grazia di Francesco che era Priore di Santa Maria a Castelnuovo d'Elsa, portarono nella campagna toscana l'espressione della cultura rinascimentale fiorentina. |
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